
La “Nascita di Venere” è uno dei soggetti più famosi di Botticelli, che il pittore ha riprodotto in vari formati e contesti.
Di tutte quelle opere, attribuibili a Botticelli e alla sua bottega, sono giunte fino a noi:-la Venere di Torino, Galleria Sabauda;-quella conservata presso la Gamäldegalerie di Berlino;-una appartenente a una collezione privata a Ginevra;-la più famosa Nascita di Venere custodita alla Galleria degli Uffizi.
Botticelli e la sua Musa furono legati indissolubilmente nella vita e nella morte.

Ce ne parla lo storico Giorgio Vasari nelle sue Vite, secondo cui il pittore fiorentino:
«Per la città in diverse case fece tondi di sua mano, e femmine ignude assai, delle quali oggi ancora a Castello, villa del duca Cosimo, sono due quadri figurati l’uno Venere che nasce, e quelle aure e venti che la fanno venire in terra con gli Amori…» (Vite, Volume 3)

La rappresentazione di Venere più coinvolgente è quella custodita presso la Gamäldegalerie di Berlino, nella quale la dea appare su uno sfondo nero che mette ancor più in risalto l’oro dei capelli, selvaggi e puri come la figura femminile.
Colpisce la grazia e la dolcessa del viso, mista a una linea di tristezza che connota tutte le raffigurazioni.

Nel romanzo “La Diva Simonetta – la sans par”, Aiep Editore, è raccontata la vita di Simonetta Cattaneo.

“Matilde cominciava a dondolarla al suono del carillon dicendole con tono serio, guardando fuori in lontananza: «Ecco la stella più bella del firmamento, ce l’ho tra le mie braccia. Speriamo che la tua bellezza non ti sia causa di troppi guai quando sarai grande… piccola mia», la bimba ascoltava quelle parole non capendo cosa volesse dirle e ricambiava il suo abbraccio per rassicurarla. Col cuore piccolo piccolo e gli occhi gonfi di lacrime, ascoltò la melodia per l’ultima volta nel suo angolo di pace, al rumore del vento che infuriava contro le mura della torre e al ticchettio delle gocce di pioggia battenti contro le finestre, ripose ogni cosa accuratamente cercando di pensare al futuro lontano da lì.”